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Taroudant (beach): il cuore caldo del Marocco.

 

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Questo titolo dirá poco a tutti quelli che a Taraudant non ci hanno mai messo piede e saranno davvero in tanti. I pochi eletti che conoscono la cittá marocchina sapranno cogliere l'ironia dell'attribuire un suffisso terribilmente cool ad un luogo che di trandy ha davvero molto poco. In realtá credo che il suo bello fosse proprio questo: il suo gusto leggero di té alla menta, il profumo intenso delle spezie e cacca di cavallo, i colori caldi della terra secca bruciata dal sole africano mescolarsi con quelli sgargianti con cui le donne marocchine si ricoprivano letteralmente dalla testa ai piedi.

Taroudannt si trova a circa un'ora e mezza dalle spiagge di Agadir e un'ora e mezza da quelle dune di sabbia bianche che ricoprono buona parte dell'Africa settentrionale.

Per una ragazza occidentale viaggiare in un Paese mussulmano non è facile, non so più se per i pregiudizi che ci presentano questa cultura come poco rispettosa e sicura o perché effettivamente lo sia. Di vero ci sono gli sguardi che ti squadrano e ti seguono finché non sarai uscita dal campo visivo, curiosi e per nulla timorosi o discreti, nonostante la gonna lunga e le spalle coperte da un velo combattendo i 40' ti facciano sentire come un gelato all'equatore. Bastano i capelli in vista per crear scandalo. Ho la carnagione abbastanza scura dovuta alle mie lontane origini sarde, capelli quasi neri e occhi marroni, insomma, potrei tranquillamente passare per marocchina ma nonostante ciò non sono proprio riuscita a mimetizzarmi con le donne del posto per sentirmi un po' più tranquilla girando per il souk da sola.
toilette marocLe ho osservate e credo che la grossa differenza la faccia quel linguaggio non verbale che racconta di noi più di quanto ci possiamo rendere conto: il mio passo svelto e sicuro, il mento alto e lo sguardo dritto, di certo non mi hanno aiutata. Giá, forse era proprio questo a farmi vedere così diversa, così prodotto di una cultura lontana che mi ha forgiata con l'indipendenza nel sangue e ha fatto di quella sicurezza una caratteristica fondamentale per sopravvivere in un mondo dove troppi aspettano solo un tuo passo falso per calpestarti.

Il mercato di Taroudant, un po' come quello di tutte le cittá marocchine che ho visto, é forse il luogo più affascinante per tutti. Personalmente sono attirata dagli spazi aperti e per me le grandi distese polverose, gli alberi d'argan con le capre arrampicate sopra hanno una magia particolare ma capisco che é la mia passione per la solitudine che mi fa amare queste cose mentre per la maggior parte delle persone tutto questo sia terribilmente noioso. Il souk, si chiama così, é così meravigliosamente profumato, colorato ma terribilmente chiassoso e confusionario. A Marrakesh rimasi completamente frastornata dall'insistenza e la perseveranza con cui i negozianti cacciassero prima e braccassero poi i turisti in trattative di ore dove alla fine, seppur tu sia riuscito ad abbassare il prezzo di un terzo, non riesci a capire se hai fatto un buon affare o ti abbiano comunque fregato. Odio la trattativa, tante volte per pigrizia preferisco pagare il primo prezzo che sforzarmi in una smorfia di stupore per un prezzo, qualsiasi questo sia, seppure per noi la maggior parte delle volte non superi quello di un caffé in Galleria. Sai che qualsiasi cifra ti dicano devi abbassarla ad almeno un quinto per poi arrivare a un terzo e stretta di mano. Se riesci in questa impresa avrai guadagnato un buon sorriso e un "bèrbèr!", appellativo di cui poi andrai a vantarti con gli altri del tuo gruppo: "mi ha detto che sono come un berbero, devo aver proprio fatto un buon affare". La realtá é che non saprai mai se é così e forse non é così importante, a nessuno piace sentirsi preso in giro, quindi "bèrbèr!".

spezie maroccoUn pomeriggio accompagnai un amico a cambiare delle babouche di pelle, le tipiche ciabattine marocchine tutte colorate, e mi fermai a parlare con il signore che ne stava aggiustando un paio mettendo della puzzolente colla sulla soletta penzolante. Attaccai discorso chiedendogli a quanto corrispondesse il valore di un cammello, lui sorrise e mi chiese quanti mi avessero detto di valerne: "150.000". Il sorriso si trasformò in una risata. "Devi sapere che quella dello scambio delle donne per dei cammelli é una tradizione molto antica, dei tempi dei grandi imperatori e riservata solo ai nobili e al rango reale. Al giorno d'oggi non esiste piú e comunque anche allora era più una cosa simbolica, un po' come la dote che avete voi occidentali, nessuno é veramente uscito da un palazzo con una carovana di cammelli al seguito dopo aver venduto la figlia. In ogni caso 150.000 sono davvero troppi, ormai é solo una cosa per turisti", "meno male, il mio amico voleva lasciarmi in quel negozio e portarsi a casa tanti cammelli da riempire ben tre stadi di San Siro a Milano". Cominciammo a parlare, mi chiese se fossi sposata e se volessi fermarmi lì in Marocco. Mi spiegò i loro costumi tanto rigidi valevano la pena, perché l'amore che ti promette un marocchino e vero e per sempre: non avrei dovuto preoccuparmi di venir tradita e che tutte le limitazioni rispetto a quello che un europeo ha da offrirmi sono ricambiati in rispetto e adorazione. É una cosa molto bella e molto brutta insieme. Loro guardano al nostro modo di amare in maniera così triste e ciò che lo rende ancora più é che troppe volte é proprio così: tradimenti, inganni, giochi, leggerezza. Sará vero che non sappiamo amare con la stessa adorazione e che parte di questo sia dovuto ai vestiti troppo piccoli, il trucco troppo forte e i seni troppo finti?

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A Taroudant ci sono tanti bambini e per vederli felici basta un pallone, un canale dell'acqua in cui andare a sguazzare o una merendina al cioccolato: niente Iphone, Xbox o aggeggi elettronici. Appena sentono il rumore di una macchina avvicinarsi a casa, vanno in strada, ti salutano con la manina e cominciano a rincorrerti indipendentemente dall'etá: dai più piccini che rimangono presto indietro ai più grandi dalla falcata più lunga e i polmoni più ampi. Quello che fa un po' tristezza é che crescendo il pallone non basta più nemmeno per loro e si appendono al finestrino della macchina gridando: "donne-moi l'argent!", giá i soldi prima o poi finiscono in mezzo proprio ovunque.

Taroudannt é bella, ha ancora il sapore del Marocco che era seppur i primi stralci di Nike tarocche, Gucci senza lucchettino e calzoncini corti a fantasia hawaiana stiano pian piano facendo capolino tra qualche bancarella. Avrei solo voluto esser un po' più "coraggiosa" e meno limitata dal mio esser donna, che questo sia effettivo o psicologico, per perdermici totalmente.
Au revoir, donc.

 

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