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Viaggio in Namibia, settimana 1: l'arrivo.

 

Nicoletta Crisponi Alexandra Poier30 giugno, ci siamo, é arrivato il momento di partire e il primo grosso dilemma é: come organizziamo le valigie? Visti i tre scali prima di arrivare a destinazione, la possibilitá che ci perdano le valigie era abbastanza alta e non volevamo rischiare di ritrovarci senza mutande e calzini una volta a destinazione. Così organizziamo il bagaglio a mano con il necessario per sopravvivere anche nel caso in cui le nostre valigie non arrivino con noi, mentre in stiva dividiamo le nostre cose e i regali per i bambini dell'orfanotrofio in ugual parte. Fatto il check della lista delle cose indispensabili, siamo pronte. Alexandra seduta sulla mia valigia verde e con la cerniera faccio far il giro definitovo, ora non si riapre più, si va.

Arrivate in aeroporto a Malpensa l'ansia da partenza e, soprattutto, quella da "oddio perdiamo l'aereo", si facevano sentire tanto da salutar in fretta e furia i miei genitori che ci avevano accompagnato e un amico che era venuto a salutarci e procedere sicure verso il gate. Check in, controlli e eccoci sedute fuori dall'imbarco per Francoforte. A quel punto ci possiamo anche rilassare e così è il momento di qualche selfie di buon augurio: non si sa mai che spariamo nel nulla e in quest'eventualità è meglio dar ai telegiornali una buona fotografia con cui parlare di noi, non sia mai che estraggono dal cilindro qualche fototessera  dalla faccia da delinquente. Anche le anime più innocenti nelle foto delle macchinette sembrano le candidate ideali per l'inquisizione di una spedizione di anti-droga o per essere coinvolte in qualche giro di prostituzione est-Europea. 

Alexandra Poier Nicoletta Criisponi

Una volta nella cittá tedesca, ci lanciamo come due proiettili impazziti per i corridoi per raggiungere il gate da cui prendere il volo intercontinentale per il Sud Africa il prima possibile. Trenta minuti di cambio e ovviamente la nostra uscita era sul lato opposto. L'aeroporto di Francoforte è meraviglioso e terribilmente grande ma, soprattutto, disseminato ovunque di piccoli banchetti con weiss wurst e bretzel che cercano di sedurti. La voglia di fermarsi è tanta ma siamo in ritardo, modalità paraocchi da cavallo "on" e dritte verso la meta animate dalla stessa ansia da "oddio perdiamo l'aereo" che ci aveva accompagnato a Milano. Prendiamo posto su un aereo gigantesco e nonostante il disappunto per esser state messe nella fila centrale, i successivi cinque minuti si sono svolti all'apice dell'entusiasmo per la bustina con i regali che ci attendeva sul sedile: una mascherina per dormire, un paio di calzini, dentifricio e spazzolino, cuffie, un cuscino e una coperta. Nonostante la gioia incontenibile di Alexandra nei confronti dei calzini, continuo a non capire: perchè un paio di calzini? Quante volte dev'esser successo che l'aereo è stato dichiarato inagibile dopo che i passeggeri si sono tolti le scarpe per decidere che questi fossere un bene fondamentale per un viaggio di dodici ore? Mah, probabilmente molte.

pelli zebra

Il volo é stato lunghissimo e dormire su quel sedile una vera e propria impresa: qualsiasi posizione era scomoda e mi sentivo le gambe completamente atrofizzate. Come se non bastasse le mie cuffie gracchiavano e, altro mistero dell'universo aereonautico, siccome queste erano a doppio ingresso, non le ho potute sostituire con i miei auricolari per godermi un film. Ho dovuto accontentarmi, così, del vociare dei miei vicini di sedile.

All'aeroporto di Johannesburg abbiamo trascorso le sette ore di scalo ispezionando tutti i negozi di souvenir e lavorando a pc, (si lo so, sono una workholic) per poi ripartire finalmente per Windhoek. 24 ore di viaggio e siamo arrivate meno stanche di quanto mi aspettassi francamente. La grosse pelli di Zebra sono la cosa che ci ha catturato istantanueamente appena arrivate nella città sud-africana, seguite a ruota dalle giraffe in legno alte quasi quanto noi e le ciotole in legno dalle molteplici fantasie. L'Africa è decisamente un luogo affascinante e con questi negozietti hanno fatto proprio un ottimo lavoro: ne respiravamo già il profumo seppur non avessimo ancora messo piede fuori dall'aeroporto. 

kalahari DesertDurante tutto il volo sbirciamo dal finestrino l'immensa distesa di sabbia sotto di noi e solo dopo un'ora di paesaggio completamente uniforme iniziamo davvero a realizzare quando il deserto del Kalahari sia esteso. Copre buona parte del territorio del Botswana per arrivare fino alla Namibia, ma una cosa è vederlo su una cartina, un'altra è vederlo per più di un'ora dal finestrino dell'aereo. A Windhoek scendiamo direttamente sulla pista e rimaniamo subito stupite sia da quanto sia piccolo l'aereoporto per esser quello della capitale, sia da quanto fosse estremamente piatto il paesaggio intorno a noi. Terra giallo-rossastra, qualche palma e la sensazione che lì in fondo, dove lo sgurdo non arriva, ci sia una voragine a far finire il mondo. Controllo passaporti, un paio di timbri e via, libere.

Primo passo é quello di ricaricare la sim namibiana che Andrea, il ragazzo di Mammadù Italia Onlus, ci aveva dato prima della partenza, il secondo prelevare dei dollari namibiani al bancomat, terzo informarci sul valore del cambio e quarto chiedere informazioni sui trasporti verso la città. Francisco, un giovane taxista, in tutto questo ci segue come un ombra per non perdere le due nuove clienti appena arrivate. Appena uscite dalla porta degli arrivi, ci ha subito avvicinate per proporci i suoi servizi e condurci fino alla città. Una volta concordato il prezzo a 320 N$ per entrambe, circa 25,00 euro, saliamo in taxi e via alla volta della casa di Justin, il ragazzo che ci ospiterá in attesa di trovar una casa tutta nostra. I prezzi dall'aeroporto alla città vanno dai 25,00 ai 35,00 euro circa, quindi, riusciamo a cavarcela brillantemente nella trattativa seppur appena arrivate, tipico momento in cui i taxisti ti freagno facile, ma avremo modo di rifarci nei giorni successivi.

Namibia stradaLa strada dall'aeroporto a Windhoek è abbastanza lunga, ci mettiamo quasi 40 minuti, tempo che trascorriamo percorrendo un'unica lunga e pressochè diritta strada dalle condizioni perfette, solo le autostrade da noi hanno la stessa qualità. Piccoli arbusti punteggiano il paesaggio, sebbene questo sia dominato da bassi cerpugli che hanno l'aria di essere ispidi e pungenti, le montagne fanno capolino a dar un po' di tridimensionalità allo spazio piatto che ci aveva tanto colpito sulla pista dell'aeroporto. In questo tempo facciamo amicizia con Francisco e ci facciamo raccontare qualcosa della sua terra e abbiamo imparato una lezione fondamentale: in Namibia non ci sono mezze misure, se ti comporti male vai dritto in prigione e senza passare dal via!. Bevi un bicchiere di vino e prendi la macchina? In prigione! Guidi senza patente? In prigione! Bevi una birra per la strada? In prigione! Non ti fermi al posto di blocco? In prigione!

Sarà meglio che prestiamo attenzione a quello che facciamo e rischiamo di ritrovarci in prigione prima di riuscir a capire cosa abbiamo combinato. In ogni caso finalmente ci siamo, la nostra avventura ha finalmente inizio!

 aeroporto Windoek

 

 

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