La ragazza con la valigia.

 

excess bagage by thaliephotographies-d2zb222

Anni ventotto e viaggiatrice da undici: viaggiatrice di quelle vere, non di quelle da villaggio turistico o hotel cinque stelle. Il mio miglior albergo è stata una spiaggia dell’Alentejo portoghese con sacco a pelo e ombrellone, il miglior servizio una manciata di lamponi freschi tra mani sporche di terra, di erba, di vita.

Viaggiare per me è vivere, aspetto tutto l’anno l’estate ansiosa di scoprire dove mi porterà la marea questa volta, quale sarà la mia nuova vita, quale nuova Nicky imparerò a conoscere. Ogni estate è come ricominciare da capo: un luogo sconosciuto da esplorare, amici nuovi ancora da incontrare, colori mai visti di cui riempirmi gli occhi, profumi da tatuare nella mente e tanti nuovi “si” da pronunciare.

La mia filosofia è sempre il “perché no?”.  I limiti non mi piacciono, l’insicurezza nemmeno, per non parlare della diffidenza: se non c’è un valido motivo, beh, sarà un si a ogni nuova esperienza che mi si presenterà davanti. Si dice che ai bambini e ai pazzi non può succedere nulla di male, speriamo sia vero, ci sto facendo anche troppo affidamento. Succede così che ti trovi a scendere in una scarpata alla ricerca di un bacino di acqua termale mescolata a quella del mare stringendo la mano di uno sconosciuto per saltar di pietra in pietra, o su un quod nella foresta aggrappata forte alla maniglia del passeggero per andar alla ricerca di tori selvaggi, ancora, a tuffarti in un laghetto e riempirti la bocca di quella stessa acqua stupendoti di quanto il naturale diventi strano o dividere il letto con una spagnola mai vista e una tua amica.

“Tu si che sei fortunata” è una delle frasi che mi sento ripetere più spesso quando parlo della mia vita e della mia valigia sempre pronta. Già, fortunata. Quanto mi fa incazzare questa cosa. Fortuna è mangiare una barretta di cioccolata e vincere un viaggio nella profumata fabbrica di Willy Wonka, non questo. Sono una squattrinata da sempre, ma ho trovato ogni volta il modo per potermi staccare dalla quotidianità e volar via, un po’ come una rondine senza pace e non è mai stata solo fortuna.

Amo le grandi distese: di acqua, di terra, di aria, di verde. E’ come protendersi verso l’infinito, verso dove i nostri occhi non sanno arrivare, è aver a disposizione un’enorme quantità d’aria da poter riempir i polmoni tanto da spolverare anche quella parte in fondo in fondo che nel nostro stress quotidiano ci dimentichiamo di avere.

Amo i tramonti, il cielo e il mare: sono tre cose che non mi stanco mai di guardare e ogni volta è in qualche modo diverso. I colori che il sole fa nascere quando saluta è come se ti avvolgessero e pian piano ti rendessero consapevole del passare del tempo, l’unico vero orologio a proiettare la sua ombra sul mio polso e scandire le giornate, una dopo l’altra. Una birra, un amico e nient’altro. Del cielo adoro le forme delle nuvole, la consistenza e allo stesso tempo inconsistenza, i movimenti veloci e lenti, il divenire: mille sfumature di blu. E’ sempre diverso e sempre uguale, il regno della contraddizione e della coerenza. Poi c’è il mare. Io, essere di montagna, che di fronte a questa distesa d’acqua mi rilasso come mai, abbandono tutte le tensioni e lo guardo muoversi, ascolto la sua voce, ballo con lui e in un attimo sono felice, solo così, per dei piedi ammollo.

Amo la città, i suoi flussi, osservare la quotidianità delle altre persone, i mezzi di trasporto, i parchi o le piazze dove le persone vanno a consumare il pranzo su una panchina: meglio in mezzo allo smog del traffico che chiusi in ufficio. Mi piace sbirciare nelle finestre quando veloce ci passo davanti in treno, vedere per un secondo un frammento di vite non mie. Adoro le sue luci, dal tipo e dal livello d’illuminazione si possono capire tante cose di una città, anche quanto ormai abbia dimenticato la bellezza di guardar le stelle.

Chiamatemi pure la ragazza con la valigia, l’incostante, la sognatrice se vi pare, a me piace da morire! 

 

foto da Deviantart di Thaliephotographies

 

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