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Una ragazza al Gusto Fragola.

La ragazza


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Due trentine su una Polo alla conquista dell'Africa.
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Affare fatto! Che ci sarà in quel box?
La ragazza

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Meno un mese, un anno.

 

lettera amore Caro te,

sono un paio di giorni che sei ripiombato nella mia vita e nemmeno lo sai, sicuro io non te lo dirò. Un anno fa a quest’ora mi sentivo più o meno come oggi: una tigre in gabbia, solo che in questo tempo quella stessa tigre si è un po’ stancata di ruggire alle sbarre che non piegano.

Sai, oggi, guardando a quest’anno passato, a quello che è successo, mi rendo conto di quante cose ho sbagliato prima che a fare, a credere. All’ultima litigata mi dicesti che non ti volevo davvero conoscere per quello che eri, ma che eri solo un nuovo obiettivo che volevo raggiungere. Sul momento bruciò come il sale in una ferita, ora lo capisco meglio e in parte ammetto che avevi ragione.  Dopo tanto tempo a rincorrere un’idea, più questa corre veloce più al pensiero di raggiungerla si rischia che quando finalmente l’afferri non ricordi più il motivo per cui quel giorno allacciasti le scarpe e via, senza bisogno dello sparo. E’ stato tirato tutto troppo per le lunghe senza portar a nulla, un continuo avanzare e indietreggiare, avanzare e indietreggiare. Com’era un po’ vero, era anche un’ottima scusa per te per credere che io fossi più sbagliata di quanto non sia mai stata in realtà: ti ho seguito con pazienza, ho cercato di lasciar il tempo necessario per germogliare questa cosa anche se, alle volte, la voglia di veder quel fiore era così grande da tornar troppo spesso a controllare se finalmente il bocciolo avesse iniziato a schiudersi.

Oggi credo che quello non fosse ancora il momento giusto, non ero pronta come pensavo o comunque come avrei potuto provar a essere solo per te. Sai, sono una di quelle persone terribilmente attaccate al passato e anche quando questo fa male, difficilmente riesco a girare pagina e lasciar andare. Così mi porto fardelli pesanti sulle spalle e le ferite sul mio cuore non si sono mai davvero sanate completamente. Mi hanno fatto tanto male fino ad ora, quasi tutti i diversi tipi di male che puoi immaginare li ho provati sulla mia pelle, io e il mio dannato spirito da crocerossina.

Quando per la prima volta ho sentito il desiderio di uscire con te non pensato alle conseguenze, l’ho fatto senza prospettive, guidata solo dalla pancia: volevo poter ascoltarti raccontare le tue storie solo per me, guardami negli occhi e riempirmi con quell’energia e quel fascino che mi hanno rapita dalla prima volta che ti ho sentito parlare. Volevo poterti rubare, poter aver un po’ di quel bello dedicato a me. Ma non era il momento giusto, il mondo e le misteriose forze che lo governano me l’hanno dimostrato anche troppo bene: io il coyote e tu bip-bip. Ero così vicina da sentire la tua presenza alle mie spalle, vedere il neo tra i tuoi capelli, desiderare un movimento maldestro per sfiorarti casualmente ma mi scivolavi sempre tra le dita come olio. Quando poi mi cercavo di allontanare le stesse forze di poco fa, meschine, mi trascinavano di nuovo fino a te che ignaro continuavi la tua vita, mentre io impazzivo.

Meno di un mese, un anno fa a quest’ora ero arrivata all’apice della frustrazione e ti scrissi quella pagina. Faccio molta fatica a rileggere quello che scrivo, sono così variabile che rischio di sconvolgere il contenuto a ogni revisione. Quell’unica pagina la rilessi centinaia di volte, mi commossi quasi a ognuna di queste e cambiavo una parola, un aggettivo, una virgola ma mai il senso. Anche oggi, rileggendola,  mi da le stesse emozioni, ne cambierei qualche sfumatura qua e là, ma non quello che significano quelle parole per me, nemmeno dopo un anno e non sai quanto questo significhi per una come me che cambia la disposizione degli stessi mobili del salotto almeno 4 volte l’anno.

Quelle parole sono arrivate a te e il ragazzo dalla diffidenza dominante ha fatto un grandissimo passo verso di me, ora so quanto è stato grande. Quella sera ero fuori con una mia amica e non riuscivo a staccar gli occhi dal telefonino, ero stanchissima ma avrei continuato a parlare con te per tutta la notte, per tutte le notti. Più ci penso più mi sento una scema dal cuore galoppante per uno stupido sms, ma si può? Sei sempre stato magnetico, dove fossi fossi, se mi scrivevi il resto del mondo si metteva in muto e non poteva far altro che aspettare.

Mi piaceva così tanto stuzzicarti e lasciarmi stuzzicare, il tuo sapermi rispondere bene a tono e come mi capivi senza che dovessi spiegarmi. Queste sono tra le cose che cerco da un uomo, dal mio uomo: vivacità, acutezza, malizia, un dialogo dinamico e che sappia tenermi testa. Oggi, però, capisco che in realtà, esasperavo quei toni, quel braccio di ferro e non per te, ma per me stessa. Non ero pronta davvero.

E’ tanto tempo che non ho un ragazzo, una relazione effettiva e quotidiana che superi almeno due mesi ed è probabilmente altrettanto tempo che aspetto di incontrarlo senza rendermi conto che non ero ancora in grado di accettare per davvero qualcuno nella mia vita. Nell’ultimo mese ho pensato tanto e mi sono resa conto che in realtà cercavo solo pretesti, scuse per continuare a vivere nell’effimero del momento e non avevo, però, ancora la forza di affidarmi nelle mani di qualcun altro. Non so dirti se oggi lo sia, ma credo di sì. Oggi ho più chiaro quello che voglio, quello di cui ho e non ho bisogno e quali sono invece le cose su cui sono disposta a trovare un compromesso. Sono anche molto meno arrabbiata, ancora tanto delusa e ferita ma sono pronta a mettermi in gioco per davvero in una grossa partita e non solo al torneo di calcetto del bar.

Di buono c’è che non ho ceduto alla tentazione della vittoria rapida e facile, ma ho mantenuto i miei principi e la mia voglia di investire su di te al di là di quello che un mero piacere fisico di una notte poteva darmi. Ti desidero con ogni cellula del mio corpo, ma proprio per questo ti reputo qualcosa di troppo prezioso per esser ridotto a un pasto fugace: sei il cenone di capodanno, sei il banchetto di un matrimonio siciliano, sei una settimana di carnevale a Rio. Non posso dirti ora se la qualità del cibo sarà all’altezza delle aspettative che ti ho riversato addosso, ma se mi risparmi il sushi e tutte quelle cose crude che ti piacciono tanto, non può che andar bene, potrebbe solo influire su quanto bene. Poi sono gusti.

Ora credo tu stia con un’altra, dalle tue parole sembra proprio che la ami come vorrei un giorno esser io amata da un uomo. Credo che se hai trovato davvero la tua lei, quella che si incastra alla perfezione con te, beh evidentemente non ero io e la mia pancia ha sbagliato di brutto: è matematica e da lì non si scappa. Il rispetto che ho per te, per i tuoi sentimenti sono una delle forze più grandi in grado di zittirmi e farmi prendere la mia strada assieme alla consapevolezza del mio valore e dell’importanza di aver di fronte qualcuno che lo percepisca. Sembra scontato ma le cose più preziose vengono trattate con maggior cura, io la merito, tutti la meritano, tu non mi hai mai visto come una di queste e probabilmente è stata anche colpa mia. Te lo scrissi sulla prima pagina del libro, chiedendoti se tu sapevi vederle, ma non hai saputo guardare me.

Meno un mese a un anno da quando mi sono presentata a te, non so dirti perché il mondo giochi con me e ogni tanto mi ti faccia sbatter contro. La differenza è che ora ho imparato a fermarmi, respirare, aspettar che la testa non giri più, far un passo di lato e riprendere la mia strada. Se sarà, ci incroceremo di nuovo e di certo non posso ammettere che ogni tanto mi addormento ancora immaginando i dettagli di quel momento, ma nel caso sappi che sono preparatissima: so già tutte le battute a memoria!

Fedez dice che finisce bene altrimenti non è finita... dimmi tu se ha ragione o torto perchè per quanto lo desideri, ti devo lasciar andare e ad oggi non so ancora dirti se sia un bene o un male.

 

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