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Una ragazza al Gusto Fragola.

La ragazza


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Due trentine su una Polo alla conquista dell'Africa.
I luoghi

Due ragazze, un mese di viaggio, quasi 7000 km percorsi su una piccola Polo, la nostra fedelissima compagna d'avventura che nonostante mille imprevisti, strade a groviera e ...

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Affare fatto! Che ci sarà in quel box?
La ragazza

Qualche giorno fa mi sono messa a leggere un libro che promette di trasformarti in un'esperta di uomini: esatto, una di quelle che sa come chiedere le cose e per questo le ottiene ...

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Volare sulle onde: tra nausea e meraviglia.

 

gigante expeditionsSono una ragazza di montagna io, cosa volete che ne sappia del mare? La prima volta che lo vidi da piccolina mia madre mi raccontò che sgranai gli occhi e dissi solo: “tanta aga, mama”. Ancora oggi non mi spiego come può una bimba così piccola da non saper pronunciare la “q”, riuscir a capire dal finestrino della macchina che quella massa blu è acqua, ero già terribilmente acuta evidentemente. Eppur il mare è diventato una necessità, non vederlo per un anno intero può portarmi a soffrire di seri malesseri, è un fenomeno incontrollabile. Il mare è il mio calmante, il ritmo del mio cuore che pompa il sangue nelle vene, è il colore perfetto.

Eppure il nostro rapporto è un vero e proprio “Odi et Amo”, non riesco a starci lontano ma se mi ci avvicino troppo poi soffro, soffro terribilmente.

La mia prima volta in barca fu da molto piccola, un traghetto che ci avrebbe portato in Sardegna: ricordo poco del viaggio, solo il mio svegliarmi e dover correre in bagno a vomitare. E’ passato molto tempo prima che ci riprovassi di nuovo e due anni fa decisi di spostarmi dall’isola di San Miguel a quella di Terceira (nelle Azzorre) via mare convinta che gli anni avessero curato il mio mal di mare. Beh, non ricordo di esser stata così male in nessuna altra occasione, salvo quando il medico del pronto soccorso mi tastava il ginocchio dopo che mi avevano centrata con una macchina.

tramonto oceano 2

Un po’ indecisa, salii sulla barca tra i primi, volevo ritagliarmi un angolino tutto per me dove poter dormire un po’ e star tranquilla durante il viaggio. Così optai per i tre sedili avanti a tutti a lato della finestra, avevo lo spazio per me, per il mio trolley e quasi quasi riuscivo perfino ad allungare le gambe. Mi addormentai quasi subito per poi risvegliarmi dopo un’ora con lo stomaco sottosopra e una sirena dall’allerta che mi suonava nel cervello: “trova una toilette”La barca ondeggiava terribilmente mentre io avanzavo aggrappandomi alle file di sedili lungo il corridoio, non c’era nessun’altro in quella parte dell’imbarcazione se non io e un gruppo di ragazzi che non smetteva di togliermi gli occhi di dosso. Arrivai in bagno appena in tempo per vomitare tutto quello che era stato nel mio stomaco nelle ultime ore. Il mio pellegrinaggio dal sedile al bagno continuò per le successive due ore, con i ragazzi fuori dalla porta che ogni volta che mi vedevano far capolino mi si attaccavano come cozze allo scoglio parlandomi non so assolutamente di cosa visto che il mio unico pensiero ruotava attorno ai movimenti del mio stomaco. Quando finalmente attraccammo, dopo aver visto i colori del mio volto passare da bianco a blu fino a diventare verde, scesi più velocemente possibile ad abbracciare la mia amica Ines e Hugo, il suo ragazzo. I miei amici mi guardano sorridendo della mia avventura marittima e consapevoli che quello sarebbe stato solo l’inizio.

Per ben due anni, infatti, passai l’estate con loro sull’isola di Terceira nelle Azzorre e le uscite in barca con il loro Gigante Expeditions si sprecarono. Il mal di mare è davvero una cosa orribile: ti toglie ogni energia, ti scoppia la testa e ti fa sentir in trappola al solo veder la terra ferma così lontana, ma le emozioni meravigliose che da l’uscire in barca valgono tutto questo. Si lascia il porto che già il vento ti arruffa i capelli e provi lo stesso senso di libertà di un’auto sportiva con la differenza che ti sembra di star volando sulle onde, il mare ti abbraccia, ti culla e fa di te un po’ quello che vuole. La barca prende velocità e ci si allontana dalla riva, le case diventano piccole piccole e l’isola comincia a prender una forma più definita davanti ai tuoi occhi: le montagne, i boschi, le scogliere, puoi godere della sua bellezza nella sua interezza.

delfiniIl mare poi ti sorprende sempre, così facevano Ines e Hugo per me ogni volta che salpavamo. Binocolo in mano a scrutare l’orizzonte, d’improvviso la virata, il motore aumenta la spinta e capisci che ci siamo, sono arrivati. “Nico, Nico, anda! Vamos in frente!” e così andiamo a sederci a prua con le gambe al di là delle barriere quasi a toccare l’acqua. Un guizzo, poi un altro ed eccoli lì a saltare felici di accompagnare la nostra passeggiata, gridano forte dall’entusiasmo e è un attimo che siamo circondati di delfini. Adoro gli animali ma l'energia positiva e la scarica di adrenalina che danno i delfini penso di averla provata poche volte. Sono animali terribilmente intelligenti, rispondono alla tua gioia con altrettanto entusiasmo, non capisci come ma è come se ti sentissero e tu senti loro. Ines e Hugo con la loro Gigante Expeditions portano i turisti alla scoperta del mare spiegando le tradizionali tecniche di pesca del luogo e ovviamente quasi sempre arrivano i delfini a salutare. E' così che ho visto tanta gente, anche molto diversa tra loro, trovarsi ad interagire con questo animale e non importa di che nazionalità, età, sesso o stazza fossero, tutti gridavano e si agitavano di gioia come dei bambini. Meraviglioso. Poi, anche se si vomita un po’, chi se ne frega.

monte picoLo so, lo so, esistono delle pastiglie che possono curare il problema e le ho pure provate, soprattutto in vista del viaggio che avrei affrontato per andar a scoprire le altre isole dell'aricpelago della Azzorre, ma sono una schifezza. Sul momento danno sonno, ti intontiscono ed è vero che non vomiti ma una volta a terra ti ritrovi ad dover aggrapparti alle cose per non cadere rovinosamente. Sono più dell’idea che se lascio al mio corpo il tempo di abituarsi al mare il problema si risolverà. Questa mia teoria sta riscontrando risultati positivi tanto che, l’estate scorsa, alle ultime uscite in barca non ho vomitato neppure una volta e se considerate che la mia media era tre a viaggio, ho fatto enormi progressi.

Così aspetto pazientemente il momento in cui anche il mio corpo si lascerà andare al movimento delle onde e smetterà di opporre resistenza. Quel giorno potrò finalmente godere al 100% del piacere di volare sulle onde e urlare a pieni polmoni come Leonardo di Caprio sulla prua del Titanic, ma sulla Gigante Expeditions: nulla è così bello se non condiviso con gli amici che ami, soprattutto quando questi, nel caso in cui vada male e la nausea si faccia viva, sono sempre pronti a tirarti una secchiata d’acqua addosso per farti riprendere! 

 

ps. vi lascio un video molto speciale, l'unico in grado di farvi capire la magia di cui sto parlando.

http://vimeo.com/77225401

 

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