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Una ragazza al Gusto Fragola.

La ragazza


Se dico 
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Due trentine su una Polo alla conquista dell'Africa.
I luoghi

Due ragazze, un mese di viaggio, quasi 7000 km percorsi su una piccola Polo, la nostra fedelissima compagna d'avventura che nonostante mille imprevisti, strade a groviera e ...

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Affare fatto! Che ci sarà in quel box?
La ragazza

Qualche giorno fa mi sono messa a leggere un libro che promette di trasformarti in un'esperta di uomini: esatto, una di quelle che sa come chiedere le cose e per questo le ottiene ...

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Nausea d'amore.

 

Toilet by josephRaymondEccomi qui a rimetter in ordine i pensieri per l'ennesima volta alla nuova delusione. Lo scrivere aiuta sempre perché da un susseguirsi di pensieri che altrimenti si muoverebbero in maniera troppo anarchica si puo' riuscir a capirli e dargli forse un senso. 

Quando sento nella pancia quella cosa così forte da spingermi verso un'altra persona raramente faccio finta di nulla e continuo per la mia strada, anche se per fortuna questa cosa succede sempre meno spesso. Quando ero più giovane mi innamoravo così spesso e profondamente da non riuscir proprio a capire come potessero esserci persone a cui non era mai successo. Erano le montagne russe: un susseguirsi di adrenalina e nausea. La testa sballottata di qua e di lá, finalmente il tempo per respirare un istante e poi via di nuovo a trattenere il fiato a testa in giù. Poi finiva che vomitavo sempre. A un certo punto la nausea arrivava inesorabile a segnare la fine per una bugia troppo grande da superare, un tradimento diventato relazione, un esser tanto stremata da non riuscir nemmeno a sollevare la faccia da tutti quei liquidi biliari. Che schifo.

Con il passare degli anni, costipazione dopo costipazione sono diventata intollerante a questa bulimia amorosa che invece di farmi bella rendeva la mia pelle più trasparente, le ossa creavano ormai una pista per biglie sul mio corpo e nemmeno i denti splendevano come prima. Così ho iniziato a scegliere di cosa nutrirmi in modo molto più selettivo, anche se di solito la sensazione di vacanza mi ingannava suggerendomi che a una piccola tentazione potevo anche cedere ma ormai la mia bulimia si era trasformata in anoressia. Tanto esigente che nulla andava mai bene, nulla meritava di esser messo sotto i denti e ancor meno fatto scendere fino in gola.

Sembra quasi che stia cercando di bilanciare tanti anni pieni di passioni facili con altrettanti di una selezione tanto fredda e calcolata che nemmeno con il miglior Armani ti lascio entrare: scusa, la fodera della giacca ha i pois in numero pari.

Alle volte credo che un mio grosso problema derivi dalla formazione cattolica che ho ricevuto: "tratta il prossimo tuo come te stesso". Sebbene abbia abbandonato la religione ormai da troppi anni, questa massima mi é rimasta dentro e il guaio é che la metto in pratica per davvero, quasi sempre. Questa cosa ovviamente crea aspettative e lì nasce il vero problema: devo smettere di pensare che gli altri si comporteranno come farei io, anche perché chi sono per decidere che quello sia il modo se non giusto, migliore?

Grandi aspettative portano a grandi delusioni, come un boomerang: più lo lanci forte, più se non stai attento ti arriverà in testa con forza. Sará solo colpa tua a quel punto e sdraiato sull'erba guarderai il cielo, le forme delle nuvole e ti cruccerai cercando di capire cos'é che é andato storto mente i tuoi capelli saranno sempre più zuppi di sangue, compariranno allora le stelle e vedrai la costellazione dello scorpione in quella della vergine. Confusione, la testa gira, vorresti gridare e improvvisamente ti senti la reincarnazione di Muhammed Ali pronto a sfidare muri, pali, alberi, qualsiasi cosa: cosa non fa una botta in testa! La cosa che ti fa più incazzare é sapere che é colpa tua e di quel voler insistere a giocare con quel dannato boomerang. Avevi immaginato la traiettoria, il volo e che poi ti si sarebbe posato in mano o saresti stato in grado di prenderlo al volo, pronto per un altro giro. É una questione di polso, solo una questione di polso. Polso che evidentemente non hai ancora e ti chiedi quante altre botte in testa dovrai prendere prima di riuscir a esserne in sintonia. Nel dubbio meglio rimanere ancora un po' tra gli steli verdi e aspettare che la ferita si chiuda, la testa smetta di girare, la nausea si plachi e tu riesca ad accettare le stelle per i piccoli punti luminosi che sono smettendo di ostinarti a dargli forme conosciute o quelle che qualcuno un giorno ti ha suggerito.

nuvole

Quante volte mi hanno porto uno di quegli aggeggi a V tutti colorati chiedendomi di giocare e ho finto un impegno improrogabile o un mal di testa atroce e me ne sono andata con la paura che quel dolore sarebbe venuto poi per davvero se fossi rimasta oltre. Davvero tante. Mi sono sempre detta che se fossi stata io al loro posto non avrei accettato un no come risposta e mi sarei imposta se fosse stato importante: se non lo fanno con me evidentemente non sono così motivate e non hanno quel polso che vado cercando, il boomerang cadrebbe, comunque, a terra prima di dar la prima volta. Meglio così.

Un giorno, poi, ho incontrato un ragazzo che con il boomerang in mano mi disse: "ti va di giocare con me ai contadini? Ho una falce!". Ho pensato fosse bizzarro, che forse poteva esser un buon modo per allenare il polso per, chissá, forse un giorno provar a farlo volare, in fondo, se non lo lanciavamo come avrebbe potuto arrivarmi in testa? Beh, alla fine, mi ci é arrivato lo stesso! Credo lui mi abbia confuso per uno di quei fiori che voleva tagliare, forse profumo troppo. Mi ha colpita, ha lasciato cadere il boomerang e é fuggito. Ora sdraiata in questo prato mezzo tagliato e mezzo no, aspetto come sempre che la ferita si chiuda e sono tornata a guardare le nuvole. Di buono c'é che la ferita in sé non é poi così grande, ma grande é la delusione per aver creduto alla storia che mi era stata raccontata: avevo addirittura annodato un fazzoletto a fiori in testa e cominciato a cantare a gran voce il Sabato del Villaggio! La mia fantasia un giorno mi fará far una brutta fine.

Anch'io sbaglio tanto e spesso ma se c'é una cosa che non riesco a mandar giú é il male fatto apposta. Avete presente quando qualcuno sa che vi ferirá se si comporterá in un determinato modo e lo fa lo stesso? Ecco. Egoismo, cinismo, cattiveria, o viltá chiamatelo come volete. Poi perdoni, certo che perdoni, ma le cose cambiano sensibilmente a quel punto: tu, amico mio, mi colpisci in testa con un boomerang in legno per poi chiedermi scusa. Scusami tu ora ma, vaffanculo. La nausea di nuovo.

Vorrei tanto imparare a non aspettarmi nulla degli altri ma come si fa? Intendo dire come si fa davvero a limitarsi ai fatti, alla quotidianità, al non andar al di là delle parole? Come si fa a non credere nemmeno a queste o ancor meglio capire quando queste sono sincere e quando no? Sono abituata a parlare con i fatti, nel bene e nel male ma, di nuovo, chi sono io per dire che questo sia il modo migliore?

Finché non troverò a una soluzione me ne starò qui a guardare il cielo concentrandomi solo sul dolce ondeggiare della mia pancia che si gonfia e si sgonfia, si gonfia e si sgonfia ancora e ancora e ancora. Il resto aspetti.

 

Fotografia di Joseph Raymond da DeviantArt

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